Chi è Giuseppe Berti, il personaggio che dà il nome all’editrice della diocesi di Piacenza Bobbio?
Risponde a questa domanda, in modo esauriente, il libro che Ersilio Fausto Fiorentini ha realizzato nel 1999 per la stessa editrice; titolo: “Giuseppe Berti - Un laico al servizio della Chiesa” (pagg. 216, euro 10.33) presentazione del Vescovo di Piacenza Bobbio monsignor Luciano Monari.
Mentre rimandiamo a questa pubblicazione coloro che volessero maggiori informazioni, richiamiamo di seguito una sua breve scheda.
Giuseppe Berti, il “professore”, moriva il 6 giugno 1979, a seguito delle conseguenze di un incidente stradale.

Era stato investito nel gennaio precedente da un'auto, all'alba, in via Primogenita, mentre si recava nella chiesa delle Torricelle per assistere alla messa. Aveva riportato la frattura di una gamba e diverse contusioni. Nei mesi seguenti le sue condizioni di salute erano state incerte e purtroppo, ai primi di giugno, nell'ospedale di Borgonovo, dov'era ricoverato, è sopraggiunta la morte.
I piacentini, che pure erano informati della precaria condizione fisica del "professore", com'era comunemente indicato nell'ambiente cattolico, non si aspettavano una tale notizia. Giorni prima, il 27 maggio, nella cappella ducale di Palazzo Farnese, si era svolta, a cura della Deputazione di storia patria, una manifestazione per festeggiare pubblicamente gli 80 anni dello studioso: nell'occasione era stato presentato un volume di studi scritti in suo onore.
Con Berti usciva di scena un protagonista della vita culturale, politica e sociale di Piacenza nel periodo tra i due conflitti mondiali e il secondo dopoguerra. Nato da madre piacentina l’8 dicembre del 1899 a Mortara, si era laureato in filosofia all'Università Cattolica ed aveva svolto a lungo l'attività di insegnante, soprattutto al liceo Manin di Cremona. Fin dagli Anni Venti aveva guidato il gruppo giovanile del movimento cattolico piacentino, partecipando alla fondazione del Partito popolare e, come intellettuale, alla lotta antifascista.
Fatto segno a violenze fisiche nel 1923 per la sua posizione socio-politica a difesa della libertà, nel periodo della Repubblica di Salò, nel natale del 1944, fu anche incarcerato. Era sospettato di coordinare l'attività partigiana della federazione universitaria cattolica. Per molti anni fu presidente della giunta diocesana di Azione Cattolica ed in tale ruolo percorse in lungo e in largo la diocesi, impegnato come animatore. Nella sua parrocchia, Sant’Anna, fu alla testa del movimento vincenziano.
Particolarmente vicino ai ceti operai, fondò e diresse nella nostra città le Acli e l'Enaip per la formazione professionale dei giovani. Il 18 aprile 1948 fu eletto deputato nel primo Parlamento della repubblica italiana insieme ad altri parlamentari piacentini. Faceva parte dei candidati della Democrazia Cristiana e si impegnò soprattutto sui problemi della scuola. L'intensa attività pubblica non lo ha mai distolto dagli studi di storia locale. Era membro attivo della Deputazione di storia patria per le province parmensi, è stato presidente dell'Istituto storico della resistenza e, per le benemerenze acquisite nella scuola, ebbe dal ministero la medaglia d'oro. Come studioso le sue numerose pubblicazioni possono essere divise in tre filoni: il pensiero filosofico, il movimento cattolico e la resistenza. Suoi, ad esempio, sono due volumi dedicati alle "linee della resistenza piacentina", il secondo pubblicato postumo dagli amici con capitoli incompleti. Nelle sue ricerche Berti ha privilegiato i problemi filosofici, sociali e politici degli ultimi due secoli. Di lui, però, ci resta soprattutto la testimonianza - come sottolinea il libro di Fiorentini - di “laico al servizio della Chiesa”.

 

   
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